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Signor
Presidente della Repubblica,
a 144 anni dalla propria istituzione, l'Esercito
italiano si stringe intorno a Lei, supremo magistrato
della Repubblica e rinnova i suoi proponimenti di
fedeltà ai valori della Costituzione e d'impegno per il
bene e la sicurezza della Patria.
Una storia secolare conferisce vigore a queste
motivazioni e guida gli uomini e le donne dell'Esercito
sulla via della responsabilità, del dovere, della
professionalità.
Il provvedimento del Ministro della Guerra, Manfredo
Fanti, che il 4 maggio del 1861 decretò la fine
dell'Armata Sarda e la nascita dell'Esercito Italiano,
rappresenta una tappa significativa del nostro
Risorgimento e l'avvio di una nuova, gloriosa vicenda.
Il 1860 resta un anno cruciale nella storia del nostro
Paese. L'anno in cui la tenacia e la genialità di
Cavour, il coraggio di Garibaldi e di tanti patrioti
mazziniani riuscirono a conseguire il risultato,
agognato da secoli, di vedere il nostro popolo riunito
in un unico Stato, finalmente indipendente, libero da
ogni dominazione straniera.
La stretta di mano tra il Re e Garibaldi a Taverna della
Catena il 26 ottobre 1860 chiuse un'era e ne aprì
un'altra radicalmente nuova.
Il sogno di Dante, di Petrarca, di Machiavelli,
sopravvissuto per secoli, si realizzava. L'Italia, faro
di arte, cultura, civiltà, ma incapace di farsi soggetto
politico unitario, trovava il suo compimento nazionale.
Nel Regno sabaudo, che ha il merito storico di aver dato
corpo istituzionale alle aspirazioni dei nostri
patrioti, sono le radici del nostro Stato e del nostro
Esercito, sebbene, andando indietro negli anni,
l'Esercito Italiano può addirittura essere fatto
risalire al bando del 1659 del duca Carlo Emanuele II di
Savoia, volto a reclutare, fra i sudditi del Regno, un
reggimento di alta affidabilità. Sarà così proprio il
Piemonte sabaudo ad avviare il passaggio dalle milizie
di ventura alle unità permanenti, quali organismi propri
dello Stato e retti da un legame di fedeltà al Sovrano
ed alla terra.
Rinasceva così il concetto di "exercitus": nerbo della
potenza della Roma repubblicana, quale corpo di
cittadini addestrato ed organizzato per il servizio alla
Patria.
Forte della sua tradizione militare e statuale, il Regno
sabaudo fu il motore del nostro Risorgimento.
Signor Presidente della Repubblica,
l'unità d'Italia è un fiore prezioso nato dal sangue dei
martiri del Risorgimento e di tutti i caduti nelle
guerre d'Indipendenza, nei conflitti mondiali, nella
guerra di liberazione e nella resistenza, nelle più
recenti missioni all'estero.
E se vi è un filo che collega tutti questi eventi, esso
è proprio l'Esercito, protagonista di primo piano della
storia nazionale, visibile dimostrazione della volontà
delle genti italiane di diventare Nazione, testimonianza
della capacità di un popolo di saper costruire e far
vivere uno Stato.
Nessun sacrificio - nella lunga storia dell'Esercito - è
stato inutile. Anche nelle ore più tragiche; anche
quando tutto sembrava compromesso o perduto.
La tenacia dei reparti che si immolarono, in Friuli, per
opporsi alle forze nemiche dopo Caporetto, fu la
premessa della Vittoria finale.
El Alamein, Qulquaber, Nikolajewka, Isbucenskji, restano
nomi gloriosi, che ispirano ai soldati di oggi
comportamenti forti e virtuosi. Perché lì si combattè e
si cadde per l'onore dell'Italia.
Porta San Paolo, Cefalonia, Montelungo, Filottrano,
Poggio Rusco, sono poi le tappe di quel riscatto
nazionale giustamente chiamato il "secondo
Risorgimento", conclusosi con la sconfitta del
nazifascismo ed il ritorno vittorioso del Tricolore
nelle città liberate.
Tutti i caduti di questo dopoguerra rappresentano la
volontà dell'Italia di contribuire alla costruzione
della pace, alla difesa del diritto, alla salvaguardia
della civile convivenza internazionale.
Signor Presidente della Repubblica,
forte della sua secolare tradizione, l'Esercito rinnova
il giuramento di fedeltà alla Repubblica. E' un Esercito
ammodernato nei mezzi e nei materiali, con forti
motivazioni, orgoglioso delle tante brillanti prove
sostenute in Italia ed all'Estero.
Negli uomini e nelle donne dell''Esercito l'Italia sa di
poter riporre assoluta fiducia, nella certezza che
opereranno sempre per la sacra difesa della Patria e dei
valori morali e civili della Costituzione.
Viva l'Esercito!
Viva l'Italia!
Antonio Martino,
Ministro della Difesa.
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Si ringrazia l'On Pietro Di Muccio per averci
inviato il discorso dell'On. Martino |
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