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Teanum
fu l'antica capitale del popolo italico dei Sidicini, di
cui conserva edifici sacrali e necropoli di alto valore
storico ed archeologico.
Sin dall'antichità ha assunto
la posizione di crocevia tra il Lazio, il Sannio e la
pianura campana, non a caso, il geografo Strabone la
definì "…urbium in via Latina sitarum maxima…"
( tra le maggiori città poste sulla via Latina).
Lo schema
urbanistico della città antica si a degua al tracciato
viario dell'impianto ellenistico di tipo ippodameo,
strutturato sul cardumanum e sul decumanum, tipologia
assunta in seguito dai romani. In epoca romana la città
riuscì a conservare la propria indipendenza politica ed
economica, documentata da emissioni monetali in argento
e bronzo, da produzioni artigianali in ceramica e da
materiali fittili di rara bellezza, alcuni dei quali
conservati nei vari musei europei.
In epoca imperiale,
la città riceve da Augusto lo status di
"colonia" e viene abbellita da strutture
monumentali come l'anfiteatro, il teatro e l'impianto
termale, godendo di abbondanti e cristalline risorse
idriche.
Dal
333 è sede arcivescovile e, come tutto il territorio,
subirà nei secoli a seguire le devastazioni operate
dalle invasioni barbariche.
In epoca medievale, la
città riacquista prestigio, è gastaldato nel ducato
beneventano e nel 843 diviene capoluogo della Contea di
Landolfo dei Principi di Capua; vive momenti di notevole
sviluppo culturale e di profonda religiosità; è qui
che viene formulato il " Placito di Teano" del
963, che rappresenta uno dei primissimi documenti in
lingua volgare.
Nella seconda metà del 1400 la città
viene incorporata nella Regia Corte fino al 1507 e, dopo
varie vicissitudini, nel 1707 assegnata al conte Daun.
Nell'800
divenne interessante centro di attività artigianali,
stazione termale e luogo di vacanze estive per la
nobiltà partenopea.
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