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Il
Castello di Prata Sannita sorge su un costone di roccia sfruttando le asperità
naturali e sovrasta il piccolo Borgo Medioevale in parte ancora cinto dalle mura
merlate nel lato Est, verso il fiume Lete.
[...] Il primo impianto del complesso monumentale come anche del Borgo
sottostante, risale all'anno Mille quando il villaggio di "Prata
Piana", posto nella pianura in direzione Venafro, fu raso al suolo dalle
truppe saracene chiamate come mercenarie in queste contrade da Redelchisio,
principe longobardo di Benevento, nell'anno 863. Di questa primitiva costruzione
non esiste alcuna fonte figurativa: l'aspetto attuale del complesso è quello
trecentesco, tipico dell'architettura angioina, con le caratteristiche torri
cilindriche poste su basi tronco-coniche di notevole altezza, che ne rendono
evidente la funzione primaria eminentemente difensiva.
Nel tempo, gli eventi storici, operando trasformazioni, arricchimenti e
sottrazioni, hanno configurato il nuovo aspetto del Castello trasformandolo da
fortezza in residenza. Il lato verso la valle del Lete venne alleggerito con una
loggia che oggi appare murata ed all'interno si realizzò una diversa
distribuzione degli ambienti.
Lo schema planimetrico che ricalca quello primitivo, di forma rettangolare, si
articola intorno ad un cortile la cui pavimentazione di roccia poggia su una
cisterna dove confluiscono le acque piovane provenienti dai tetti. Un pozzo
consente l'utilizzo dell'acqua anticamente unica fonte idrica per gli abitanti
del Castello.
Un primo portone, subito dopo l'arco d'ingresso al Borgo Medioevale, introduce
alle rampe di accesso al Castello, costruite in pietra, ad ampie gradinate e
tornanti che terminano con una spianata da cui si domina una parte del Borgo
sottostante. Il portale di fattura ottocentesca porta, in alto, la data che
segna la fine dei restauri effettuati dalla Famiglia che è tutt'ora
proprietaria del Castello.
Il portone d'ingresso si apre su un androne in pietra viva e su una scalinata
che conduce al cortile interno che separa le due ali del Palazzo e su cui si
affacciano le finestre di alcuni ambienti. Le stanze abitate sono distribuite su
tre piani. Un documento del 1742 descrive in parte la suddivisione dei locali: una
piccola chiesa dentro, stalle, pagliero e stanze per la gente di servizio ed
altri comodi e cortile, cisterna d'acqua e legna con rimessa per le carrozze,
sito posto in questa terra loco detto "la Portella".
L'impossibilità carrabile delle rampe di accesso impediva infatti il transito
alle carrozze fino all'ingresso principale, è pertanto da dedurre che tale
rimessa corrispondesse all'attuale "Frantoio" con macine in pietra
tutt'ora funzionanti, anch'esso parte del complesso monumentale ed inserito fra
le base delle due torri maggiori e con ingresso dalla piazzetta detta oggi
"Largo Portelle".
Il piano terraneo, raggiungibile con una comoda scala in pietra viva, ospitava
anticamente i locali per la servitù ed alcuni depositi. Tutto il pavimento è
di roccia e rivela come il complesso sia stato edificato assecondando la
conformazione naturale del terreno. Ai lati alcune pareti dell'ampio locale,
anch'esse di roccia, mostrano segni regolari dello scalpello utilizzato per
renderne più uniforme l'andamento. Due di queste pareti corrispondono ai lati
della cisterna. Un grande pilastro sostiene parte delle volte su cui poggiano le
stanze del primo piano.
Precede il vano delle cantine la stanza della prigione che occupa la base della
così detta "Torre Piccola". Si tratta di un vano circolare
utilizzato su due piani come lasciano immaginare i graffiti sull'intonaco
ricavati con strumenti di fortuna e che sfiorano quasi la volta. Le pareti di
questo ambiente portano incise le emozioni dei prigionieri attraverso i loro
scritti e disegni: profili di cavalieri, figurine maschili e femminili, Calvari
con la croce sulla sommità, linee verticali a segnare il passaggio dei giorni,
piccole barche, uccelli; questi ultimi forse segno della libertà perduta.
Il primo piano, adibito ad abitazione dei proprietari reca più evidenti i segni
degli interventi di modifica realizzati nel tempo come rivelano alcune
incongruenze negli attacchi delle murature. I due ampi vani, posti dopo il
cortile e completamente privi di copertura mostrano, anche se solo in parte, gli
accorgimenti difensivi predisposti al momento della costruzione del Castello: il
cammino di ronda che collegava le due torri maggiori, le tracce del tetto che
correva internamente alle mura stesse, la scala interna alle mura della torre
Nord e sostituita, presumibilmente nel Secolo XVIII, da una scala a vista di cui
rimangono tracce ben visibili.
Nel vano più spazioso dell'ala sinistra, sono ancora visibili zone di intonaco
dipinto, la cappa di un camino, finestrini circolari che guardano verso il
cortile e che davano luce ad un corridoio di cui recentemente si è rinvenuta la
pavimentazione. Le finestre rettangolari poste in alto del medesimo vano fanno
supporre ambienti posti al secondo piano e comunicanti con quelli tutt'ora
abitati. All'interno della torre Nord alla quale si accede da questo ambiente,
è posto un affresco con racemi ed una piccola Annunciazione. E' probabile che
in questo luogo fosse posta la piccola "Chiesa" descritta nel
documento del 1742 già citato.
Il secondo piano, al quale si accede mediante una scala ottocentesca in cotto,
ripercorre la suddivisione delle stanze del piano abitato. Da qui è possibile
raggiungere la terrazza posta sulla Torre Piccola e dalla quale si può
ammirare l'intero Borgo Medievale spaziando fino alla pianura verso Venafro a
Nord ed alla Valle di Pratella a Ovest.
In alcune sale sono ospitati due Musei, uno storico e l'altro della Civiltà
contadina; per entrambi l'ordinamento segue un metodo scientifico secondo
criteri che si sottraggono al concetto di "collezione privata" per
divenire museo pubblico. Ai due musei è stato concesso il patrocinio del
Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali, Soprintendenza di Caserta e
Benevento.
Lucia
M. Daga Scuncio
Curatrice del Castello di Famiglia |