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Giannantonio
Campano nacque a Cavelle, borgo di Galluccio nel 1429.
Fu Vescovo di Crotone e di Teramo, Governatore
pontificio di Todi, Foligno, Assisi e Città di
Castello. Fu oratore ufficiale della Missione pontificia
in Germania, alla Dieta di Ratisbona, nonché poeta e
scrittore umanista.
Morì a Siena nel 1477 e fu sepolto nella cattedrale
della stessa città.
In ricordo di quest'illustre figlio di queste terre
ricordiamo una sua poesia.
"La
sua partenza"
"Addio o città un tempo carissima ai miei anni
giovanili;
terra dolce e amica sopra tutte le altre, addio.
Che tu sia felice e che stiano bene gli uomini e le
donne
e tutte le cose che i miei occhi conobbero.
Ti siano lontani i presagi bellicosi di Marte;
gli uomini campani vincano tutte le armi.
Il Volturno ti abbracci con le sue calde onde,
cingendo le tue lunghe mura con tenue sospiro.
O monti, o monti tutti lambiti dai fiumi,
o spiagge e campi congiunti al mare Tirreno,
o vanto di Ausonia, o patrii Penati, addio;
terra dolce e amica sopra tutte le altre, addio!
Che abbondino i ricchi alberi della florida Sessa,
che fu la prima arena delle mie gare.
Addio Liri e Gauro e spiagge di Minturno.
E la ninfa Marica rapita da Ercole!
Ma pur volendo dire addio ad ogni monte e pianura,
voglio anzitutto salutare le mura della mia piccola
Galluccio!
E' li la misera Covelle che mi ha generato,
il villaggio piccolo, ma noto per il mio ingegno.
Mi disprezzi chi vuole e scherniscano i nomi agresti;
quelle selve danno rose intrecciate con viole.
Per quante piante i contadini coltivino nelle
piantagioni,
qui l'albero cresce più grande nella terra non
lavorata.
Quando vidi per la prima volta dalla spiaggia il mio
paese
non so quale dolcezza toccò il mio cuore.
Il mi animo scoppiò ed avanzai più volentieri,
ed i piedi procedevano celeri verso la loro casa.
Anche ora l'amore per chi mi ha generato ed i patrii
Penati
mi portano dolcemente in uno stato che non spiegare."
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