Il Monastero
benedettino di Santa Maria in Cingla, ubicato in località
Cegna presso Ailano, fu fondato nel 748 per volontà del
duca di Benevento Gisulfo II.
Fino alla venuta dei Normanni accoglieva solo fanciulle
nobili longobarde e dopo due secoli dalla sua costruzione,
estendeva il suo dominio dalle basse valli del fiume Lete
e della Sava fino a Sepicciano, senza contare ulteriori
possedimenti e terre nelle contee di Venafro e Teano.
Il monastero fu distrutto dai saraceni nell'847 e nel 943
ed in seguito le monache si ritirarono a Capua, mantenendo
a Cegna solo una “cella”, una piccola comunità.
Fu ricostruito agli inizi del XII secolo dall'abate Gerardo, sul modello
della chiesa cassinese di San Martino, divenendo
dipendenza di Montecassino, ed era ancora in piedi agli
inizi del Settecento.
Usufruì di favori da parte di imperatori e principi con
l'esenzione delle imposte sull'esteso patrimonio.
Attualmente, si possono riconoscere i resti delle mura del recinto
del monastero, i resti dell'abside (laterale destra e sinistra)
della chiesa abaziale, larga oltre 20 metri, nonchè
colonne e pietre di vario tipo.
Il paliotto romanico dell'altare fu trasferito nella
chiesa di San Giovanni (Ailano), e rimontato nell'altare
del Rosario.
Ritrovamenti:
Con scavi successivi, effettuati nel 1870 e nel 1903,
furono ritrovati sepolcri ed ossa, tronchi di colonne,
capitelli, cornici e una parte del pavimento a mosaico della chiesa;
e rilevati i resti di affreschi sul muro laterale della
navata centrale e nell'abside minore di destra.
Nel 1985 l'ultimo ritrovamento: un capitello con
foglie stilizzate e appuntite, databile al IX o al X
secolo.
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