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Storia ella Chiesa Madonna di Loreto
Testo a cura dello storico Marco De Angelis

 

 

“…fuore della terra vecino le mura vi è un’altra chiesa sotto il titolo di S. Maria de Loreto, sogeta (sic) alla collegiata chiesa di S. Bartolomeo, dove si celebra messa ogni giorno, la quale tiene trè altari e vi sono d’intrada annui ducati diece e per lo de più si fa d’elemosina…”.

E’ la prima testimonianza scritta che finora è stata reperita circa la chiesa di S. Maria di Loreto, tramandataci da Pietro de Marino nella sua Descrizione di Vairano del 1660.

Il Lanfredi (XVIII sec.), nella sua opera Ragguaglio della città e luoghi della Diocesi di Teano, stranamente la definisce come grancia, di ricordo medievale; forse perché gli oliveti circostanti appartenevano proprio alla chiesa e l’olio ricavato serviva per alimentare le lampade dell’edificio sacro.

S. Maria di Loreto – la cui facciata è rivolta sulla spianata detta di S. Lucia - è ubicata appena fuori della cinta muraria del borgo risalente alla fine del XV e principi del XVI sec., a pochi metri dalla “porta di Mezzo” che conduce a quel magnifico complesso architettonico sovrastato dall’imponente struttura del castello. Attualmente quello che appare di esso è la risultante di uno degli ultimi restauri del XVII sec.

Il borgo si affaccia su Vairano “nuova” e l’intera piana di Patenara di antica memoria romana.

Tradizione vuole che la piccola chiesa extra moenia sia stata fondata da tal Andrea Carpino nel XVI sec., al ritorno da un pellegrinaggio al Santuario di Loreto.

Il semplice e comunque severo aspetto dell’edificio ci porta a pensare che la costruzione fu opera di maestranze locali. Ulteriore prova ne è l’uso di materiali poveri e la mancanza di quello stile che nel resto d’Italia si stava avvicinando al più fastoso barocco. Solo all’interno si poteva notare, fino a qualche tempo fa, l’uso di stucchi per le modanature di gusto catalano.
La chiesa, ad unica navata, presentava ben tre altari: uno maggiore e gli altri dedicati, in principio, a S. Biagio e S. Antonio da Padova; successivamente dedicati alla Santa Croce (o al Monte del Calvario) ed a Maria S.S. del Monte Carmelo.

Molte figure di Santi erano rappresentate in “a fresco” quasi totalmente sbiaditi dagli agenti meteorologici e dall’incuria dell’uomo. Il transetto era, come d’uso, sollevato dallo spazio per i fedeli.

La facciata presenta una lunetta, nella parte superiore dell’architrave dell’unica porta, affrescata con l’immagine di una Madonna con Bambino in discreto stato di conservazione. Ai lati e superiormente si notavano, ancora, due edicole che probabilmente incorniciavano delle ceramiche con figure di Santi.

Appena al di sotto dell’affresco, al centro dell’architrave della porta, è incisa sul calcare la data del 1632, forse a ricordo di un restauro.
Sul lato che volge al castello si erge un pregevole campanile, strutturato su due livelli, che all’apice termina a forma di piramide.

Su di una sua parete esterna si può notare un segmento di tufo con l’incisione della data 1656, anno che potrebbe richiamare l’epoca della costruzione o restauro del campanile stesso.
Gli storici si sono fermati a lungo sullo studio di questa data; l’anno inciso potrebbe richiamare alla memoria i terribili momenti in cui imperversava la peste (di manzoniana memoria) tra le nostre contrade.

Una piccola struttura, infine, inglobata nell’edificio, tradizione vuole fosse l’abitazione dell’eremita che curava il tempio.

La chiesa, interdetta al culto nel 1922, ha subito, nel corso degli anni, le ingiurie del tempo e degli uomini, riducendosi ad un cumulo di rovine.
Nel 1989, i ruderi dell’edificio sacro furono acquistati dal Sig. Giovanni Malinconico, il quale, nel corso del 2004, ha provveduto al restauro della chiesa, allo scopo di donarla alla Diocesi di Teano e riaprirla di nuovo al culto.



 

 

 

 

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nella chiesa Madonna di Loreto di Vairano Patenora