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“…fuore della terra vecino le mura vi è un’altra
chiesa sotto il titolo di S. Maria de Loreto, sogeta
(sic) alla collegiata chiesa di S. Bartolomeo, dove si
celebra messa ogni giorno, la quale tiene trè altari e
vi sono d’intrada annui ducati diece e per lo de più si
fa d’elemosina…”.
E’ la prima testimonianza scritta che finora è stata
reperita circa la chiesa di S. Maria di Loreto,
tramandataci da Pietro de Marino nella sua Descrizione
di Vairano del 1660.
Il Lanfredi (XVIII sec.), nella sua opera Ragguaglio
della città e luoghi della Diocesi di Teano, stranamente
la definisce come grancia, di ricordo medievale; forse
perché gli oliveti circostanti appartenevano proprio
alla chiesa e l’olio ricavato serviva per alimentare le
lampade dell’edificio sacro. |
S. Maria di Loreto – la cui facciata è rivolta sulla
spianata detta di S. Lucia - è ubicata appena fuori
della cinta muraria del borgo risalente alla fine del XV
e principi del XVI sec., a pochi metri dalla “porta di
Mezzo” che conduce a quel magnifico complesso
architettonico sovrastato dall’imponente struttura del
castello. Attualmente quello che appare di esso è la
risultante di uno degli ultimi restauri del XVII sec.
Il borgo si affaccia su Vairano “nuova” e l’intera piana
di Patenara di antica memoria romana.
Tradizione vuole che la piccola chiesa extra moenia sia
stata fondata da tal Andrea Carpino nel XVI sec., al
ritorno da un pellegrinaggio al Santuario di Loreto.
Il semplice e comunque severo aspetto dell’edificio ci
porta a pensare che la costruzione fu opera di
maestranze locali. Ulteriore prova ne è l’uso di
materiali poveri e la mancanza di quello stile che nel
resto d’Italia si stava avvicinando al più fastoso
barocco. Solo all’interno si poteva notare, fino a
qualche tempo fa, l’uso di stucchi per le modanature di
gusto catalano.
La chiesa, ad unica navata, presentava ben tre altari:
uno maggiore e gli altri dedicati, in principio, a S.
Biagio e S. Antonio da Padova; successivamente dedicati
alla Santa Croce (o al Monte del Calvario) ed a Maria
S.S. del Monte Carmelo.
Molte figure di Santi erano rappresentate in “a fresco”
quasi totalmente sbiaditi dagli agenti meteorologici e
dall’incuria dell’uomo. Il transetto era, come d’uso,
sollevato dallo spazio per i fedeli.
La facciata presenta una lunetta, nella parte superiore
dell’architrave dell’unica porta, affrescata con
l’immagine di una Madonna con Bambino in discreto stato
di conservazione. Ai lati e superiormente si notavano,
ancora, due edicole che probabilmente incorniciavano
delle ceramiche con figure di Santi.
Appena al di sotto dell’affresco, al centro
dell’architrave della porta, è incisa sul calcare la
data del 1632, forse a ricordo di un restauro.
Sul lato che volge al castello si erge un pregevole
campanile, strutturato su due livelli, che all’apice
termina a forma di piramide.
Su di una sua parete esterna si può notare un segmento
di tufo con l’incisione della data 1656, anno che
potrebbe richiamare l’epoca della costruzione o restauro
del campanile stesso.
Gli storici si sono fermati a lungo sullo studio di
questa data; l’anno inciso potrebbe richiamare alla
memoria i terribili momenti in cui imperversava la peste
(di manzoniana memoria) tra le nostre contrade.
Una piccola struttura, infine, inglobata nell’edificio,
tradizione vuole fosse l’abitazione dell’eremita che
curava il tempio.
La chiesa, interdetta al culto nel 1922, ha subito, nel
corso degli anni, le ingiurie del tempo e degli uomini,
riducendosi ad un cumulo di rovine.
Nel 1989, i ruderi dell’edificio sacro furono acquistati
dal Sig. Giovanni Malinconico, il quale, nel corso del
2004, ha provveduto al restauro della chiesa, allo scopo
di donarla alla Diocesi di Teano e riaprirla di nuovo al
culto.
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