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Il
Falerno è sicuramente il vino più famoso
dell'antichità. Le anfore di Falerno, prodotte
essenzialmente a
Cales
e a
Capua, partivano da Sinuessa,
in territorio di Sessa Aurunca, alla volta di tutto il
Mediterraneo e della Gallia. Infatti, anfore, contenenti
il prezioso vino, sono state ritrovate ad Alessandria
d'Egitto, Cartagine, in Bretagna e Spagna.
Il Falerno,
apprezzato dagli Imperatori e dai Patrizi romani, veniva
conservato in anfore chiuse da tappi muniti di targhette
(pitacium) che ne garantivano l'origine e l'annata, e
veniva degustato sia in banchetti di lusso, come quello
dato da Cesare nel 47 a.C. per festeggiare i suoi
trionfi in guerra, sia in incontri amorosi.
Vino
costosissimo, tanto che nell'antichità fu necessario un
editto consolare, nell'89 a.C., per contenere il suo
prezzo, il Falerno, si prestava molto bene
all'invecchiamento tanto da venir considerato maturo non
prima di 10-15
anni.
Il Falerno condivise le sorti
dell'impero romano e quindi anche la sua decadenza. Nel
medioevo il suo nome restò famoso, grazie alla scuola
medica salernitana, e giunse fino al secolo scorso
quando furono distrutti tutti i vitigni a causa della
fillossera.
Dall'inizio del 900, grazie all'impegno e
alla passione del barone Falco prima, e successivamente
della famiglia Moio e dell'avvocato Avallone si assiste
alla rinascita del Falerno fino ad ottenere nel 1989 il
riconoscimento di vino D.O.C.
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