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Mario
Soldati lo descrive così:
"Non
c’è bianco al mondo così assolutamente secco come l’Asprinio:
nessuno. Perché i più celebri bianchi secchi includono
sempre, nel loro profumo più o meno intenso e più o
meno persistente, una sia pur vaghissima vena di dolce.
L’Asprinio no. L’Asprinio profuma appena, e quasi di
limone: ma, in compenso, è di una secchezza totale,
sostanziale, che non lo si può immaginare se non lo si
gusta... Che grande piccolo vino!"
Sì.
Sì, l’Asprinio è così: o lo si ama o lo si odia!
Secondo
alcuni, tra cui Plinio il Vecchio, il vitigno è etrusco
, altri lo fanno risalire alla dominazione greca, altri
ancora attribuiscono la coltivazione ai Borboni.
Oggi, l’Asprinio,
viene vinificato con tecniche moderne, spesso nemmeno
più coltivato con le tipiche alberate alte più di 25
metri, cioè con vite maritata al pioppo o al frassino o
all’olmo, e conservato però sempre nelle tipiche
grotte di tufo profonde anche oltre 15 metri, dove la
temperatura rimane costante, inverno ed estate, intorno
ai 13 - 14 gradi.
Secondo gli esperti i vitigni vengono fatti arrampicare
ai fusti degli alberi perchè possano godere dei raggi
del sole e della fresca brezza notturna proveniente dal
mare
Questo
vino, che già nel 1300 deliziava, anche come spumante,
dame e cavalieri della corte di Roberto D’Angiò, ha
ottenuto la consacrazione a livello nazionale e
internazionale nel 1993 con l’assegnazione del marchio
DOC e con la messa a punto di un disciplinare molto
rigoroso per la sua coltivazione
Abbinamenti
gastronomici
La sua
gradazione è 10,5 /11 gradi. Il profumo richiama il
gelsomino e la menta selvatica. Il gusto è leggermente
acido con un retrogusto di mandorle amare.
Il bianco è consigliato con prosciutto, piatti a base
di verdure, pesce, formaggi secchi;
particolarmente indicato per accompagnare la mozzarella di
bufala con insalata e pomodori.
Lo spumante, invece,
è ottimo come aperitivo o per accompagnare menù
raffinati in bianco e a tutto pasto.
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