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Fin
dall’antichità l’Uomo ha avuto verso l’olio un
atteggiamento di rispetto e di venerazione, avvolgendolo
spesso in un alone di mistero: i Romani lo usavano a
scopi medicamentosi, i Fenici lo consideravano “oro
liquido”, i Cristiani da sempre lo usano in molti riti
religiosi, la superstizione popolare dei nostri borghi
gli attribuisce capacità guaritrici contro il
malocchio.
Nei nostri borghi la coltura dell’ulivo e la
produzione dell’olio d’oliva e di quello extra
vergine è ancora ben radicata, tanto che quasi ogni
famiglia produce da sé, o compra presso amici e
parenti, l’olio d’oliva che utilizzerà tutto
l’anno.
Circa 8000 ettari di colline della provincia di Caserta
sono ricoperti da migliaia e migliaia di piante
d’ulivo secolari, 16.000 produttori, antichi frantoi
ancora attivi, conservando, avvolte, la caratteristica
macina di pietra ed eseguendo una rigorosa spremitura a
freddo: questi i “numeri” di un olio dal sapore
unico, che varia dal fruttato intenso al mandorlato
dolce, dal colore oscillante dal giallo verdolino al
giallo dorato, e che punta legittimamente al
riconoscimento DOC.
Le varietà
più coltivate sono:
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la Caiazzana
(Caiazzana di Caiazzo e di Piedimonte Matese)
produce un olio di ottima qualità con una resa
bassa, intorno al 10%;
-
l’Asprinia
(adatta principalmente alla trasformazione) con una
resa intorno al 18-20%;
-
la tonda
assicura una buona resa
ed una ottima qualità dell'olio. A seconda dei
paesi di coltivazione è conosciuta anche con i
nomi: Nostrale, Ritonna, Tonnarella, Toscanella.
-
la Sessana
(conosciuta anche con il nome di Cecinella) viene
coltivata principalmente nei Comuni di Sessa Aurunca
e di Teano, produce un ottimo olio ed ha una resa
intorno al 12-13%.
N.B.
Le
olive di Caiazzo sono inserite nella lista regionale
dei prodotti tradizionali, nata nel 1999 grazie ad
un accordo tra il ministero delle Politiche Agricole
e le Regioni.
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